Al cinema da oggi, giovedì 8 febbraio grazie a Movies Inspired, Green Border (Zielona granica) è il film in bianco e nero di Agnieszka Holland premiato dalla giuria dell’ultima Mostra del cinema di Venezia. Polacca d’origine, la regista vi racconta, in forma di documentario, il dramma di chi – in fuga prevalentemente da Africa, Siria e Afghanistan e attratto dall’offerta di Aleksandr Lukashenko di un facile accesso in Europa – si è ritrovato bloccato alla frontiera tra Bielorussia e Polonia da un muro invalicabile lungo 186 chilometri, fatto erigere da Mateusz Morawieiecki il premier nazionalista battuto nelle elezioni dell’ottobre scorso da una coalizione guidata dall’europeista Donald Tusk.

Prigioniero dunque di una zona impervia dal clima ostile, in una condizione che è diventata ben più grave dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Ma se il conflitto russo-ucraino era prevedibile, preparando così l’accoglienza “silenziosa” in Europa di migliaia di cittadini del paese invaso, nel Green Border – zona di grande importanza strategica – restano brutalmente respinti, perlopiù africani, asiatici e mediorientali: pedine di una crudele partita a scacchi di statura geopolitica.

Una scena di Green Border

Green Border

Frontiera verde: questa il nome del sottile spazio di terra al confine polacco-bielorusso, che nel film di Agnieszka Holland ospita le vite di Julia, psicologa polacca e neo-attivista, e di Jan, giovane guardia di frontiera, intrecciarsi con quelle di una famiglia siriana in fuga verso la Svezia. Storie di personaggi che scorrono inizialmente su binari paralleli e distinti, che lentamente si incontrano fino a intrecciarsi, offrendo via via con estrema chiarezza un quadro sempre più complesso, articolato e lucido di una grave crisi umanitaria che perdura dal 2021, oscurata dalle tante, troppe, crisi internazionali succedutesi da allora.

Nei suoi quattro capitoli, il film racconta in immagini il tentativo disperato di varcare la frontiera di una famiglia siriana e di come Jan, soldato polacco, svolga la sua guardia al confine. A far da raccordo tra loro è la scelta della psicologa Julia, interpretata da Maja Ostaszewska (attrice molto nota in Polonia), nel momento in cui inizia a impegnarsi in prima persona nel soccorso clandestino.

Maja Ostaszewska in una scena di Green Border
Maja Ostaszewska in una scena del film

Per quanto sia quasi impossibile avere accesso a quelle aree, la regista ha raccontato di aver raccolto numerose testimonianze dirette della crisi al confine. “Quelle dei protagonisti sono storie quindi fondate su dati reali, ma attraverso il racconto di finzione dell’esperienza della famiglia siriana, del soldato Jan, di Julia e di tutte le figure che fanno da corollario, la regista e co-sceneggiatrice, passando con maestria dal particolare all’universale, conferisce concretezza e umanità alla cronaca di una crisi oltre che umanitaria anche culturale e politica che riguarda l’Europa intera” (Ciak). Ben prima di arrivare a Venezia per l’argomento trattato il film è diventato oggetto di strumentalizzazione politica: la regista ha subito gli attacchi di più di un ministro che, nella migliore delle accuse, hanno giudicando il film anti-polacco per il ritratto negativo reso alle forze dell’ordine. Alla proiezione del film è stato addirittura anteposto un filmato di “revisione”. Ciononostante – e le esplicite minacce di morte alla regista – il film ha avuto successo in patria.

Agnieszka Holland in una pausa di lavorazione
Agnieszka Holland in una pausa di lavorazione

La storia insegna

Già candidata agli Oscar nel 1990 per Europa Europa, Agnieszka Holland con Green Border torna dunque a riflettere sul continente che rappresenta per buona parte dell’umanità il sogno della democrazia, della cultura e dei diritti, ma che al tempo stesso è tuttora teatro di alcuni dei peggiori crimini contro l’umanità.  Ma per la regista c’è di più: “La situazione è molto pericolosa per il futuro dell’Europa perché, se accettiamo questa violenza come risposta ai problemi politici, se dimentichiamo i diritti degli esseri umani solo perché sono ‘illegali’ o neri o altro, il passo successivo sarà ucciderli. Ho fatto tre film sull’Olocausto (Europa EuropaIn Darkness, L’ombra di Stalin), e so quanto sia facile oltrepassare il punto di non ritorno, dove la violenza non fa che moltiplicarsi”.

Racconti di migranti per la prima volta a confronto

L’80°Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia non ha solo garantito una maggiore rilevanza mediatica al fenomeno della migrazione dall’Africa sub-sahariana all’Europa grazie al successo di Io Capitano di Matteo Garrone, Leone d’argento e film italiano in concorso agli Oscar. Ha anche mostrato come sia cambiato nel tempo il modo in cui i registi europei raccontano quel fenomeno. “Si è passati dall’analisi della situazione dei migranti che si trovano già in Europa – si veda The Old Oak di Ken Loach o Tori e Lokita dei fratelli Dardenne – a quella di chi si ritrova bloccato ai confini, nel disperato tentativo di entrare. Mentre le notizie sulla crisi dei migranti conquistano sempre meno titoli di giornale, queste nuove pellicole ricordano le migliaia di persone che ancora soffrono e muoiono ai confini della fortezza Europa” ha scritto Scott Roxborough, corrispondente di The Hollywood Reporter per la televisione e cinema europei. E questo prima del più recente conflitto mediorientale.

Agnieszka Holland con il Premio della Giuria dell'80° Mostra internazionale del cinema di Venezia
La regista con il Premio della Giuria dell’80° Mostra del cinema di Venezia
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Di Antonio Facchin

Tecnico di marketing, esperto in comunicazione con la passione per l'editoria digitale multimediale. Di formazione classica con Laurea e Master in scienze umanistiche (foto ©SimonaFilippini)

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