Paola Cortellesi sceneggiatrice, regista e interprete di C'è ancora domani (©Luisa Carcavale)
Paola Cortellesi sceneggiatrice, regista e interprete di C’è ancora domani (©Luisa Carcavale)

Il premio del pubblico, il premio speciale della giuria e la menzione speciale quale miglior opera prima: una raggiante Paola Cortellesi vince ben tre premi con un film d’esordio alla regìa girato in bianco e nero a Cinecittà. C’è ancora domani, in omaggio al Neorealismo, narra di Delia (Paola Cortellesi), madre di tre figli e moglie di Ivano (Valerio Mastandrea), marito violento.

Valerio Mastandrea è Ivano (©Andrea Iannone)

Una vicenda ambientata nella Roma del 1946 che si sta riprendendo a fatica dalle conseguenze della guerra. In una nazione tuttavia fresca di Liberazione, piena di speranza e “pronta” al suffragio universale: per la prima volta nella storia d’Italia le donne sarebbero di lì a poco state ammesse a partecipare alle elezioni amministrative.

Emanuela Fanelli e Paola Cortellesi sono Marisa e Delia
Emanuela Fanelli e Paola Cortellesi sono Marisa e Delia

La storia descritta però non varca i confini del cortile attorno al quale si muovono gli altri protagonisti: Marisa (Emanuela Fanelli), l’amica con cui Delia condivide i pochi, possibili, momenti di leggerezza, e Nino (Vinicio Marchioni), che la riporta con la memoria ai sogni di un amore adolescenziale. Sarà la promessa di matrimonio della primogenita Marcella (Romana Maggiora Vergano) con un giovane benestante la scintilla che accenderà in Delia la voglia di riscatto da una condizione ritenuta per lo più ineluttabile per una donna.

Romana Maggiora Vergano è Marcella
Romana Maggiora Vergano è Marcella

Un femminicidio ogni 72 ore

Questo film è molto drammatico, ma l’unico modo in cui so raccontarlo è un registro umoristico. È sicuramente un racconto spericolato, però era l’unico modo in cui volessi farlo. Chiudere un cerchio raccontando le storie delle donne che hanno sempre sentito di non contare niente. Ambientandolo negli Anni ’40, in un preciso momento storico. Donne come mia nonna e la mia bisnonna, che hanno fatto cose incredibili pensando di non contare nulla perché così era stato insegnato loro. Volevo raccontare qualcosa di contemporaneo perché quella mentalità che pensavamo morta, con le tante conquiste ottenute, è invece ancora viva e ben radicata nel tessuto sociale del paese. In Italia c’è un femminicidio ogni 72 ore. Io non ho accesso ai disegni di legge, che comunque chiederemo di fare, per educare i ragazzi nelle scuole, visto che è un problema culturale. Ho accesso alle storie e l’unica cosa che potevo fare era raccontare questa storia”, ha dichiarato la Cortellesi ricevendo i premi.

Paola Cortellesi (©GettyImages)
(©GettyImages)

Sceneggiato da Paola Cortellesi, Furio Andreotti e Giulia Calenda, prodotto da Mario Gianani e Vision Distribution (una società del gruppo Sky) C’è ancora domani , nelle sale cinematografiche da qualche giorno, sta riscuotendo anche un meritato successo di pubblico.

Alba Rohrwacher miglior attrice al RomeFilmFest 2023 per Mi fanno male i capelli
Alba Rohrwacher miglior attrice per Mi fanno male i capelli

Alba Rohrwacher è la miglior attrice

Il premio alla miglior attrice è andato a Alba Rohrwacher, protagonista di Mi fanno male i capelli, l’omaggio a Monica Vitti di Roberta Torre. Il film racconta una Vitti che, perdendo la memoria, inizia a confondere la realtà con i ricordi d’attrice, e con l’immaginazione. In un “limbo temporale” circoscritto alle quattro mura domestiche. Speculare all’indiscusso talento della Rohrwacher quello di Filippo Timi che incarna il marito dell’attrice.

Gli altri premi di RomeFilmFest 2023

RomeFilmFest 2023 ha poi assegnato il premio SIAE Cinema a Mara Fondacaro, sceneggiatrice e regista de Il primo figlio, che ha dichiarato la sua soddisfazione ricevendo un premio per un film horror, uno dei generi che ultimamente l’Italia trascura.

Il premio più ambito – miglior film del concorso Progressive Cinema – è andato infine a Pedágio (Toll) di Carolina Markowicz: “Non mi aspettavo il premio. Sono ancora senza parole per dire quanto io sia onorata. – dichiara la regista – l’ispirazione è stata la realtà assurda che viviamo in Brasile rispetto alla comunità LGBT. Ci sono persone che hanno tanto potere dal punto di vista politico che ridicolizzano la comunità e sono violenti nei loro confronti. I senatori più votati dicono che i bambini non possono giocare con Elsa di Frozen perché è lesbica, ci sono persone che vanno alla Camera dei deputati con le parrucche per prendere in giro le persone transessuali.  La mia idea era di raccontare tutto in maniera assurda e ridicola. Chiedendomi come sia possibile che queste persone ottengano potere. Come si può credere a loro. Qui sta la parte drammatica e l’umorismo dark”

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Di Antonio Facchin

Tecnico di marketing, esperto in comunicazione con la passione per l'editoria digitale multimediale. Di formazione classica con Laurea e Master in scienze umanistiche (foto ©SimonaFilippini)

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