Salvare Rai3 prima che sia troppo tardi: questo l’appello che si è sollevato in una recente riunione dei giornalisti del Tg3, rivolto dall’Usigrai ad Azienda e Parlamento. La principale organizzazione sindacale riconosciuta dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana (insieme all’Unione nazionale dei giornalisti pensionati), porta così a miglior luce un problema da tempo noto a chi si occupa a vario titolo di Rai: il gradimento, in termini di ascolto, di programmi che vanno anche al di sotto dell’1 e del 2%; con l’aggravante dell’elevato costo di produzioni in appalto (decise da scelte aziendali a dir poco discutibili) per nuovi programmi che non riflettono l’identità della rete. Ultimo fattore lesivo, ma non meno rilevante, l’inserimento di troppi conduttori esterni che hanno sostituito volti del servizio pubblico, che avevano contribuito all’autorevolezza di Rai3.

Sigfrido Ranucci, dal 2017 alla guida di Report su Rai3
Sigfrido Ranucci, dal 2017 alla guida di Report su Rai3

Il “caso” Report

Fa eccezione Report, il programma di giornalismo d’inchiesta ideato da Milena Gabanelli nel 1997 e dal 2017 condotto da Sigfrido Ranucci, che riesce a coinvolgere un pubblico che si è dimostrato fedele anche al passaggio dal lunedì alla domenica sera, nello spazio che era di Che Tempo che Fa, di cui fronteggia la concorrenza. Con tutte le difficoltà date nel frattempo da un aumento di discussioni ostative, querele preventive e interrogazioni parlamentari. Fra gli impegni di Ranucci (che, ricordiamolo, vive sotto scorta) c’è dunque anche quello di difendere il programma (e i suoi collaboratori) sottolineandone i valori, l’originalità e l’importanza nel dibattito politico e pubblico. E l’esempio che la trasmissione rappresenta per un mondo del giornalismo che fa sempre meno dell’inchiesta il suo metodo.

Una valutazione urgente e necessaria

Sulla base dei dati Auditel (unico criterio ancora in uso), l‘Usigrai chiede dunque alla Rai di avviare una riflessione sul prodotto in relazione ai risultati raggiunti dalle neonate Direzioni di genere. Al Parlamento chiede invece di lavorare ad una riforma della legge di governance che liberi definitivamente la Rai dal controllo dei partiti e del governo, e garantisca indipendenza di risorse, anticipando l’European Media Freedom Act, il progetto di legge europeo sulla libertà di stampa, sulla base di alcune sue linee guida.

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Di Antonio Facchin

Tecnico di marketing, esperto in comunicazione con la passione per l'editoria digitale multimediale. Di formazione classica con Laurea e Master in scienze umanistiche (foto ©SimonaFilippini)

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